Chi troppo vuole, nulla stringe

Abbate ricorre al vecchio proverbio per descrivere l’atteggiamento dell’amministrazione comunale sulla Tarsu: aumento stratosferico, nessuno paga

 abbate roccasecca

“Esiste una vecchia regola di prudenza che recita, “Chi troppo vuole, nulla stringe”. Una regola fatta propria anche da Santa Romana Chiesa che inserisce tra i sette vizi capitali proprio l’avidità.

L’avido è colui che non si accontenta mai di quello che ha, vuole sempre qualcosa di più, ma in questa spasmodica ricerca dell’eccesso, spesso, rischia di perdere anche quello che possiede.

Già Fedro, il celebre favolista vissuto a cavallo tra il I sec a. C e il I sec. d. C., nei suoi apologhi  descriveva i mali che genera l’avidità: “Mentre nuotava in un fiume con in bocca carne, il cane vide rispecchiata nell’acqua la sua immagine; gli parve che un altro cane avesse in bocca la sua stessa preda; decise di strappargliela, ma l’avido fu deluso: lasciò perder la carne che teneva con i denti, e non poté raggiungere quella che voleva”.

Se riflettiamo con attenzione, questo vizio purtroppo ancora colpisce la società contemporanea e spesso, non avendo insegnato nulla la storia, pervade anche i comportamenti delle amministrazioni pubbliche. Nel caso specifico, esso descrive, tra il paradosso, il comico e il tragico, l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Roccasecca in merito allo stratosferico aumento della Tarsu 2011 deciso dalla maggioranza.

Pensando di potere fare cassa, non accontentandosi della già consistente somma riscossa dalle casse comunali con l’odiosa imposta, gabbando i cittadini con la scusa della raccolta differenziata, i nostri governanti hanno deciso di quintuplicare la tariffa così da riscuotere denaro fresco per dare linfa alle asfittiche casse comunali e pagare molte delle spese elettorali ancora pendenti.

Solo che a tirare troppo la corda, smascherati in questo “doppiogiochismo”  dal Comitato civico e dal gruppo di minoranza, ora si ritrovano nella situazione opposta. Ossia, non solo i cittadini non stanno pagando l’aumento dell’importo delle bollette, ma non stanno pagando proprio, in attesa che il Tar faccia giustizia su questo scempio. Nel frattempo le casse comunali piangono, il bilancio è in perdita, i servizi latitano e l’amministrazione, a rosso fisso, non amministra e nel segreto delle stanze di Palazzo Boncompagni recita il "mea culpa" rispetto all’assurda decisione presa.

Ma ormai è tardi. Rimanendo in tema, e parafrasando l’antico adagio di sapienza popolare,  vale la pena ricordare che “Chi di aumento ferisce, di aumento perisce”, ma soprattutto che “Chi la fa (sporca), l’aspetti". Meditate inquilini di Palazzo Boncompagni, meditate”.


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Antonio Abbate

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