Non è il sindaco, ma il curatore fallimentare di Roccasecca

Abbate interviene sulla politica roccaseccana alla luce delle frizioni nella maggioranza

 antonio_abbate_alvito

“Il Testo Unico degli Enti Locali definisce il sindaco come il soggetto deputato e responsabile dell’amministrazione di un Comune. E per Comune si intende l’insieme di cittadini, nella totalità, che abitano e risiedono in un territorio.

Mi sono andato a rileggere questa definizione, che comunque conoscevo a memoria, visto che nel mio mandato da primo cittadino di Roccasecca, l’ho applicata alla lettera, considerando l’amministrazione sempre come esercizio di funzione rivolta al conseguimento del benessere della collettività nel suo insieme, senza distinzione tra figli e figliastri. L’ho riletta, dicevo, per vedere se nel frattempo il legislatore ci avesse rimesso mano, perché quello che sta accadendo a Roccasecca smentisce in toto quello che è scritto nel Testo.

Non era difficile prevederlo e siamo stati facili profeti, ma il triste teatrino che sta inscenando l’attuale maggioranza supera le più pessimistiche aspettative. E siccome le parole sono importanti e sono il riflesso delle cose, parlare della esistenza del sindaco di Roccasecca è quantomeno blasfemo. Al massimo si può definire l’inquilino di palazzo Boncompagni, sindaco di una parte di Roccasecca, o, visto ciò che si sta facendo, o meglio non facendo, curatore fallimentare.

Mi riferisco, in particolare, all’ultima vicenda che sta alimentando i gossip politici locali. Ossia le presunte dimissioni dell’assessore Marcuccilli. Di solito, quando ci sono problemi in maggioranza, essi sono dovuti a divergenze sui programmi, a diversi modi di intendere il governo della città, ma mai e poi mai al mancato rispetto del principio di proscrizione nei confronti di chi ha votato contro la maggioranza che governa. Perché è proprio questo il motivo delle frizioni di giunta. Invece di abbandonare il solito schema della campagna elettorale, “chi non è con me è contro di me”, e rendersi conto che un sindaco ha il dovere di governare tutta la città, il nostro primo cittadino continua con la battaglia contro i presunti nemici. E non fa nulla se, stante questa modalità, muore anche un progetto interessante e di successo come l’Università della Terza età. L’importante è soffocare il nemico, o presunto tale. Un atteggiamento, questo, politicamente e amministrativamente infantile. Che però, purtroppo, ha conseguenze anche sul piano pratico. Quando si tratta di decidere su un progetto di pubblica utilità, questo sindaco e questa maggioranza puntualmente si domandano, al di là delle benefiche ricadute sulla popolazione, se da esse possano trarre beneficio anche coloro che non li hanno votati. E siccome di cittadini che non li hanno votati, comunque ce ne sono 2500 circa, allora non si decide mai nulla. E il nostro paese muore e regredisce.

Ecco perchè il primo cittadino di Roccasecca non può definirsi sindaco, perché non tutela la collettività, al massimo, come sta succedendo per la Tarsu, la vessa. Ecco perché è più adatto chiamarlo curatore fallimentare. Dunque, si regoli di conseguenza e smetta di indossare la fascia tricolore. E’ un falso. Ne indossi una nera, in segno di lutto, per la morte che sta procurando al paese di San Tommaso. Un genio del pensiero occidentale che si è interessato anche di politica, definendola come strumento per il perseguimento del bene comune. Se potesse tornare in vita e vedere come opera il suo concittadino, oppure rivolgere le attenzioni ai suoi luoghi di nascita, credo che ne sarebbe inorridito e lo scomunicherebbe, scrivendo contro di lui, di getto immagino, una di quelle accalorate filippiche con cui smontava e distruggeva, nel XIII sec,. le eresie che attaccavano la dottrina cattolica. Ecco, oggi Roccasecca ha bisogno di un sussulto delle coscienze, di ritornare alla passione per la comunità che gli ha indicato otto secoli fa San Tommaso. Bisogna smontare questo modo di fare del primo cittadino, un modo preistorico, che trova nel suo vice, il professore, uno dei teorici più illuminati. Siamo giunti ad un bivio: o questa città risorge e si libera della gramigna, o sarà costretta a non risollevarsi per sempre. Il destino nelle mani dei cittadini. E il sussulto lo devono dare i giovani”.

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Antonio Abbate

sito web ufficiale    tel. 335 622 6601    email antonioabbate@libero.it 
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